» L'Icona
della Madonna della Madia |
Nella Cappella sono presenti diversi dipinti, ma il più importante
è quello della Madonna della Madia, che la tradizione
ci tramanda venuto dal mare, su una grande zattera, nel lontano
16 Dicembre 1117[1], durante la costruzione della
Cattedrale romanica.
Lo stile bizantino, l'arrivo dal mare ed il periodo dell'arrivo
a Monopoli, fanno pensare al suo salvataggio dall'altra parte
dell'Adriatico, a causa della lotta iconoclastica. |
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L'attenzione dell' osservatore viene
subito catturata dal volto della Madonna (in particolare
l'occhio destro è sulla linea centrale dell'icona),
ma
è la stessa Madonna che ci indica, con la mano
destra ed il capo leggermente inclinato, il vero protagonista:
il Figlio, sorretto con l'altro braccio.
Per questo l'icona ha anche l'appellativo ODIGITRIA, colei
che indica la Via.
Il Bambino presenta una leggera stempiatura e alcuni
lineamenti del viso ed il tipo di vestito ci portano
a considerarlo più adulto. Questo sta a significare
che quel Bambino
è già consapevole della sua missione e
le gambe incrociate ci indicano a quale estremo sacrificio
dovrà andare
incontro per la nostra salvezza.
Il vestito con la raffigurazione dei raggi di sole conferma
la sua proclamazione alla regalità ed il braccio
sinistro della Madonna gli fa da trono. |
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Il rotolo tenuto nella mano sinistra del
Bambino ci rimanda al vangelo di Luca (4,16-21) dove Gesù
lesse in una sinagoga il passo del Profeta Isaia sulla venuta
del Messia (evento pertanto già impresso nelle Scritture
secoli prima) e ci rimanda anche all'Apocalisse (5,1), dove
il Signore in trono ha un libro "a forma di rotolo,
scritto sul lato interno e su quello esterno sigillato con
sette sigilli".
Nessuno sa cosa c'è scritto in quel rotolo, ma ognuno
spera che ci sia scritto il proprio nome.
Nella settima introduzione alla "coroncina" dedicata
alla Madonna c'è infatti scritto: "O Maria
SS. Della Madia, Voi che sapete il segreto di quel foglio che
tiene chiuso nella mano il vostro Bambino Gesù; deh!
Per carità!
Abbiate pietà della povera anima
mia, perciò se il nome mio non sta scritto in quel foglio,
scrivetelo Voi potentissima Madre e sarò salvo".
La mano destra del Bambino è invece in atto di benedizione
con l'anulare unito al pollice raffigurante la natura umana
e divina che si incontrano, mentre le altre tre dita rappresentano
la SS. Trinità (benedizione greca).
Ritornando alla descrizione della Madonna, il suo volto con
i grandi occhi ed un leggerissimo sorriso ci infondono una materna
sicurezza di trovare nel Figlio il conforto di cui abbiamo bisogno.
Indossa il "maforio" greco (tradizionalmente anche
di colore rosso o violetto), simile al vestito di una monaca,
con una cuffia sotto al velo che nasconde i capelli.
La stella sul capo, a forma di croce con quattro punti tra
gli spazi, indica la Verginità.
Mancano, sull'icona, le scritture abbreviate greche MHP OY
(Mèter Theoù = Madre di Dio) ed IC XC (Iesoùs
Christòs
= Gesù Cristo)
per l'identificazione dei personaggi sacri raffigurati (caratteristica
importante nella tradizione bizantina, per l'ammissione al
culto delle icone).
Le frange del mantello, sulla spalla destra, la decorazione
dorata attorno al velo e la raffigurazione alla destra del
Figlio ci rimandano al Salmo 44.10: "Alla tua destra
sta la Regina in ori di Ofir".
Nella parte inferiore dell'icona, ci sono due piccole figure:
a destra un abate dell'Ordine di S. Basilio (riconoscibile
dal saio nero) e a sinistra un diacono con un cero acceso.
Questa presenza può far pensare che l'icona è di provenienza
monastica.
Scopriamo quindi come quest'icona ci rivela un insieme di messaggi
teologici e storici. |
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| L'ICONA CON LE
CORONE D'ORO |
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Nel 1768 fu inoltrata al Capitolo
Vaticano la pratica per ottenere il privilegio dell'incoronazione,
riconosciuto alle Sacre Immagini che avevano le seguenti
caratteristiche: l'antichità, il culto e i miracoli.
La relazione, trasmessa a Roma il 17 Dicembre 1768, fu
così
convincente che già il 15 Gennaio 1769 il Capitolo
Vaticano deliberò la concessione delle corone
d'oro realizzate successivamente dall'orafo Bartolomeo
Baroni ed applicate sull'icona con una cerimonia l'otto
luglio 1770.
Le due corone, uguali per disegno ma diverse per dimensioni,
recano da un lato lo stemma del Capitolo di S. Pietro
e dall'altro lo stemma del Conte Alessandro Sforza di
Borgonovo (una biscia con un fanciullo che esce dalla
sua bocca) e al centro l'iscrizione della donazione, nel
1769, delle corone da parte del capitolo di S. Pietro,
come da istituzione del Conte Sforza.
Vi anche una iscrizione marmorea, all'ingresso sinistro
della Cattedrale, che ricorda la cerimonia di incoronazione.
Attualmente le due corone sono esposte nel Museo Diocesano
(ubicato vicino alla Cattedrale). |
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L'icona era tradizionalmente coperta
da una tela ricamata e da una lastra d'argento, detta
"Riza" (presente anche prima del 1643), lavorata
secondo le linee del dipinto, lasciando intravedere
le sole teste della Madonna e del Bambino, come nelle
icone russe. I fedeli pertanto non vedevano l'icona,
ma sapevano che era lì dietro e per la loro fede
questo bastava. Per questo motivo gli altarini, posti
nelle stradine del centro storico, ricordano più la
raffigurazione dell'immagine impressa sulla tela ricamata
che l'icona originale: il Bambino impartisce la benedizione
latina invece che greca[2],
i volti della Madonna e del Bambino sono diversi, il
Bambino
è meno stempiato, a volte manca la cuffia alla
Madonna e s'intravedono i capelli, una parte del vestito
della Madonna copre la parte inferiore del dipinto, la
figurina alla sinistra è una donna e il monaco indossa
un saio di colore diverso dal nero.
Attualmente molti fedeli vogliono vedere per intero l'icona,
e pertanto sia la tela ricamata che la lastra d'argento
sono mantenute sollevate nella nicchia. |
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Note
[1] Esistono due ipotesi aggiuntive sull'arrivo dell'icona:
• La prima riguarda il trasporto da Costantinopoli da parte
di un certo Euprasio.
• La seconda invece indica la produzione dell'icona in Italia,
pur nel rispetto dei canoni bizantini, attorno al 1280.
Entrambe le ipotesi possono affiancarsi ma non oscurare la versione
tradizionale in quanto non esistono prove precise che la escludono.
In tutti i casi l'icona viene comunque dall'oriente,
se non fisicamente, almeno in forma di cultura artistica applicata
al Sacro.
[2] Nella benedizione latina il pollice, l'indice ed il medio
sono tesi, mentre rimangono piegati sul palmo l'anulare ed
il mignolo. |
[
LINK: LA CAPPELLA DELLA MADONNA DELLA MADIA ]
[
LINK: I DIPINTI DELLA CAPPELLA DELLA MADONNA DELLA MADIA ] |
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