E' in edicola: "La Madonna venuta dal mare".
Storia della Madonna della Madia raccontata ai bambini

Progetto di Don Vincenzo Muolo
Testi di Don Mimmo Belvito
Illustrazioni di Pino Damasco
40 pagine a colori,
18.00 €.
Su "Impegno" un articolo di don Vincenzo Muolo su Mons. Carlo Ferrari: Evangelizzatore del messaggio del Concilio

Articolo apparso su
"Impegno, Periodico di informazione della diocesi Conversano-Monopoli",
Anno 15 - Numero 2 - Febbraio 2010
<Mi fai celebrare alla Madia?>. Riconobbi subito a telefono
la sua voce inconfondibile: era il Vescovo Carlo che mi chiedeva
di celebrare in Cattedrale il 40° anniversario della sua Ordinazione
Episcopale.
La sera dei 15 giugno 1992 la Cattedrale era gremita, c'era
aria di grande festa. Con don Armando lo accoimpagnammo
all'altare. I suoi passi erano lenti ed esitanti. Era visibilmente
commosso e noi con lui. Un'omelia breve ma toccante in cui
lasciò parlare il cuore.
Al termine della messa, un'interminabile processione di
fedeli volle salutarlo con affetto e venerazione filiale. Tutti volevano
stringergli la mano, dirgli una parola, farsi riconoscere,
ringraziarlo, Ciascuno ritrovava nella memoria del cuore
una stagione ricca di rinnovamento, l'eco di un dialogo mai
interrotto con il Pastore che aveva annunciato il nuovo volto
della Chiesa, il Vescovo che aveva saputo proporre una conoscenza
non intellettualistica ma biblico-sapienziale dell'evento
cristiano. Un'intera generazione di laici nella Chiesa di
Monopoli deve le sue scelte e il suo stile di vita all'insegnamento
di Mons. Ferrari che a loro diede ampia fiducia e
chiese grande responsabilità sapendo che sono i laici a portare
il mistero di Cristo nel cuore del mondo.
Così diceva il Senatore Luigi Russo, amico ed estimatore, il
4 novembre 1967, nel saluto al Vescovo che lasciava la Diocesi
di Monopoli: <Come un diligente agricoltore ha dissodato la
terra e potato i suoi alberi. Rompe e squarcia il vomere nel
suo cammlno. Sotto la scure cadono rami anche vigorosi e belli
e si spoglia la pianta che può sembrare sacrificata e compromessa
nel suo ciclo vitale. Ma si sa quello che avviene quando
passano le stagioni e l'albero ferito e spoglio si riveste di glovinezza
rigogliosa. Con mano ferma e decisa il giovane Vescovo
Ferrari ha voluto, al sentimento tradizionale di devozione
vaga e labile, sostituire nelle nostre coscienze una più sostanziosa partecipazione. Ha voluto ed alimentato in noi una fede che significasse incontro con Dio
vivente: incontro di tutto
l'uomo con tutta la realtà
che io circonda e che egli
attua attorno a sé. Un
incontro con Dio che si
rivela sensibilmente nel
Cristo, nel Figlio fatto uomo
per mezzo di Maria.
Incontro che si fa presente
e vivo nell'Eucaristia,
vertice culminante
del mistero divino>.
Mi rivedo seminarista
del ginnasio in quel lontano caldo
pomeriggio del
10 agosto 1952, tra la folla che lo attendeva in Piazza
Sant'Antonio per l'ingresso ufficiale in Diocesi. Ci affascinò
subito la sua figura alta, ieratica, solenne. Ci colpì l'accento
piemontese. Noi seminaristi fummo i primi a godere delle sue
confidenze, delle sue premure e a capire che il Vescovo Ferrari
aveva una predilezione particolare per i "suoi preti" ai quali,
sin dall'inizio, riservò un affetto e una sollecitudine speciali.
Già nei primo giorno dell'ingresso affermò di voler spendere
per loro tutte le sue energie.
Lo avvertimmo negli anni di preparazione al sacerdozio:
era costante nella sua vicinanza, appassionati i suoi inviti paterni
alla vita interiore, allo studio: <La nostra preparazione è
la più necessaria... importa che noi siamo uniti a Lui, importa
che la nostra vita interiore, fatta di rapporti personali chiari e
generosi con Dio, sia intensa>.
E poi la fortuna di vivere con Mons. Ferrari gli anni del Concilio,
un evento che portò in lui la gioiosa certezza che neila
Chiesa si apriva la stagione di una stupenda primavera. Attraverso
i suoi occhi, noi giovani preti abbiamo "visto la Chiesa".
Partecipavamo con entusiasmo alle relazioni che ci teneva
durante io svolgimento del Concilio; più volte a Roma, nella
residenza della Domus Mariae abbiamo goduto delle sue impressioni di prima mano. Leggevamo nei suoi occhi i segni di
quella che lui chiamava "conversione pastorale". Ci inculcava
- era un chiodo fisso - la coscienza che la Chiesa è il Popolo di
Dio adunato nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo;
che la comunità parrocchiale è la Chiesa, Sacramento
dell'intima unione con Dio e della Comunione con tutti i suoi
membri al cui servizio è il presbitero in comunione con il Vescovo.
Le tre parole scelte da Paolo VI neila sua prima Enciclica
erano il suo slogan ricorrente: "coscienza", "rinnovamento", "dialogo".
In queste lezioni sulla Chiesa trapelava il suo amore appassionato
per lei, inscindibile da quello per Cristo, un amore
teso a coltivare la passione della comunità ecclesiale per
l'uomo, assieme all'attenzione alla storia, alla città degli uomini, ai problemi sociali.
Un'eredità preziosa ha lasciato Mons. Carlo Ferrari ai preti
e alle comunità, un'eredità da tenere viva e che, nel nostro
attuale cammino pastorale, può diventare un richiamo a confrontarci
seriamente col ricco patrimonio conciliare di cui egli
si fece messaggero.
Il 20 aprile prossimo ricorre il centenario della sua nascita:
un'occasione per ricordarlo con gratitudine.
Mons. Vincenzo Muolo
Arciprete-parroco della Basilica Cattedrale di Monopoli
News
2008 >>
News
2009 >>
News
2007 >>
News
2006 >>
News 2005 >>
News
2004 >> |